Vaccino anti-Covid in dirittura d’arrivo: quando sarà disponibile

Vaccino anti-Covid

La corsa verso il vaccino contro il Covid sembra avvicinarsi sempre di più al traguardo. Nell’ultima settimana, infatti, sono arrivate notizie piuttosto rassicuranti dagli Stati Uniti. Due dei tre vaccini più avanti nel processo di sperimentazione hanno dimostrato di avere un elevatissimo livello di affidabilità. Quello sviluppato in collaborazione da Pfizer e BioNTech e quello targato Moderna hanno un’efficacia superiore al 90%.

Non solo: secondo l’EMA (la European Medicines Agency, l’equivalente continentale della nostra Agenzia del Farmaco) entro la fine di gennaio 2021 saranno disponibili sul mercato ben 3 vaccini, mentre per la fine dell’anno i medicinali contro il Covid-19 potrebbero essere addirittura sette. Insomma, una “competizione” sempre più affollata, a tutto vantaggio dei cittadini, che potranno contare su milioni di fiale già a partire dal prossimo anno.

Una corsa nella quale il nostro Paese gioca un ruolo di primissimo piano, sia sul fronte della ricerca sia su quello produttivo. Il vaccino in fase di realizzazione da parte di AstraZeneca è stato inizialmente sviluppo in Italia (presso i laboratori della IRBM di Pomezia), mentre sia la stessa AstraZeneca sia Sanofi produrranno il loro vaccino negli stabilimenti del polo chimico-farmaceutico di Anagni, piccola cittadina a qualche decina di chilometri da Roma. Insomma, un vaccino a tinte tricolori, quello che dovrebbe permetterci di sconfiggere una volta per tutti il SARS-CoV-2.

Vaccino anti-Covid, la situazione e quando arriverà

Come accennato, allo stato attuale 2 degli oltre 200 vaccini in fase di sperimentazione in tutto il mondo sono entrati nella terza e ultima fase di test. Entrambi nati e sviluppati negli Stati Uniti, i vaccini di Pfizer/BioNTech e Moderna utilizzano RNA codificante per la proteina spike, stimolando così le difese del corpo a sviluppare un’adeguata risposta immunitaria.

Inoltre, rispetto alle altre tipologie di vaccini, quello a mRNA può essere prodotto più in fretta e garantisce che le persone vaccinate non siano infette. Un dettaglio niente affatto trascurabile: ciò vuol dire che, anche nel caso in cui si venga infettati, il virus SARS-CoV-2 non “uscirà” dal corpo.

I due vaccini, ormai nella fase terminale della sperimentazione, dovrebbero essere disponibili forse prima della fine del 2020. In Italia, almeno inizialmente, dovrebbero arrivare 1,3 milioni di dosi, che verrebbero utilizzate per proteggere tutte le categorie più a rischio: prima di tutto i sanitari e le forze dell’ordine, poi le fasce deboli della popolazione e via via tutti gli altri.

Il più grande punto interrogativo, al momento, è legato alla durata dei vaccini. Il processo di sviluppo e testing piuttosto rapido, infatti, non hanno consentito di valutare se l’immunizzazione garantita dai medicinali sia “a tempo indeterminato” o se, invece, dovremmo ripetere il vaccino ogni anno, per “rinforzare” le difese immunitarie ed evitare di infettarci nuovamente.

Vaccini anti-Covid: il nodo conservazione

Oltre ai dubbi sulla “durata” dei vaccini, resta aperto anche il nodo legato alla loro conservazione e trasporto. Come abbiamo visto, infatti, sia la soluzione Pfizer/BioNTech sia la soluzione Moderna fanno ricorso all’RNA codificante e sono facilmente deperibili. Per non perdere di efficacia devono essere conservati a temperature di 70 oppure 80 gradi sotto zero: in caso contrario, la molecola di mRNA si decompone velocemente e non può più essere utilizzato.

Le aziende sanitarie di tutto il mondo si stanno così attrezzando per la conservazione di milioni e milioni di dosi, dando vita a una sorta di “corsa all’oro” per accaparrarsi i freezer e macchinari per la conservazione disponibili sul mercato. Un problema non da poco anche per chi si occupa di logistica. Il vaccino Pfizer, ad esempio, verrà prodotto in Belgio per poi essere distribuito nel resto d’Europa. I giganti della distribuzione, dunque, dovranno essere in grado di mantenere il vaccino in un ambiente “protetto” per tutta la durata del viaggio e oltre. Una possibile soluzione prevede l’utilizzo del ghiaccio secco, che consentirebbe di conservarlo per circa 10 giorni senza che ci sia bisogno di utilizzare freezer.

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