La filiera chimico-farmaceutica italiana in prima fila nella lotta al Covid: il caso Anagni

settore farmaceutico

Ci sarà molta Italia, nelle fialette di vaccino anti-Covid che (si spera) a partire da questo inverno verranno distribuite in Europa e nel resto del mondo. Sin dai primissimi mesi della pandemia, infatti, i moltissimi laboratori farmaceutici sparsi lungo lo Stivale hanno attivato programmi di ricerca e sviluppo di un medicinale che ci aiutasse ad arrestare la diffusione del SARS-CoV-2. A Roma e dintorni, ad esempio, sono stati sviluppati tre diversi candidati vaccino: il primo nei laboratori della IRBM di Pomezia; il secondo in quelli di ReiThera a Castel Romano; il terzo allo Spallanzani.

Anagni, invece, si appresta a diventare la “capitale” europea della produzione di vaccino anti-Covid. Nel polo chimico-farmaceutico della città ciociara sono presenti alcuni degli stabilimenti più importanti e tecnologicamente avanzati d’Europa. E, in due di essi, saranno confezionate milioni e milioni di fiale di vaccino anti-Covid da distribuire in tutta Europa. L’Italia, grazie alla sua filiera chimico-farmaceutica, svolge dunque un ruolo di primaria importanza nella lotta al nuovo Coronavirus, tanto sul fronte della ricerca quanto in quello della produzione.

Sanofi, 300 milioni di fiale prodotte ad Anagni

Inaugurato lo scorso 1 ottobre, lo stabilimento “anti-Covid” di Anagni è uno dei fiori all’occhiello di Sanofi Italia. All’apertura del sito produttivo erano presenti il ministro della Salute Roberto Speranza, il capo di Sanofi Europa Francoise Sandre, il sottosegretario allo Sviluppo economico Giampaolo Manzella e altri esponenti politici locali.

La scelta di Sanofi di portare ad Anagni la produzione del vaccino anti-Covid è tutt’altro che estemporanea. Il sito ciociaro è tra i più avanzati in Europa e nel mondo per quanto riguarda la produzione di prodotti farmaceutici sterili iniettabili (liquidi o liofilizzati, in fiale o flaconi).

A oggi, l’impianto vanta circa 331 metri quadrati di superficie dedicata alla liofilizzazione delle soluzioni medicali (su una superficie totale di 450 mila metri quadrati), con 12 liofilizzatori attivi 24 ore su 24 e provvisti di tutti i sistemi di sicurezza necessari a evitare la contaminazione del prodotto.

La linea di produzione è inoltre caratterizzata da elevatissimi standard di sicurezza. Ogni fiala prodotta viene fotografata dalle 8 alle 20 volte, per verificare (in maniera completamente autonoma) che non presenti difetti di qualunque genere. L’impianto di Anagni sarà il primo in Europa a occuparsi della produzione del vaccino anti-Covid che Sanofi ha sviluppato in collaborazione con GSK e già a partire da dicembre potrebbe avviare la fase 3 della produzione. Da lì alla commercializzazione, il passo non dovrebbe essere troppo lungo.

Dulcis in fundo, l’impianto Sanofi di Anagni dispone di un impianto di cogenerazione, che consente di produrre il 50% dell’energia elettrica necessaria al suo funzionamento e abbattere così le emissioni di CO2 nell’atmosfera. L’obiettivo a lungo termine è quello di renderlo energeticamente autosufficiente e, per questo motivo, sono allo studio innovativi progetti di efficientamento energetico dell’intera struttura.

vaccino

Catalent scelta per la produzione del vaccino italo-britannico

Sempre ad Anagni, invece, vedrà la luce il vaccino nato a Pomezia nei laboratori di IRBM e finalizzato nel Regno Unito dagli scienziati dell’Università di Oxford e dell’azienda farmaceutica AstraZeneca. Quest’ultima, nel mese di giugno, ha sottoscritto un accordo con Catalent per la “finalizzazione” del vaccino presso l’impianto ciociaro. In parole povere, presso l’impianto Catalent il vaccino anti-Covid sarà “imbottigliato” e inscatolato, pronto quindi per essere distribuito.

Anche in questo caso, ci si trova di fronte a un impianto all’avanguardia, dotato di macchinari farmaceutici di ultima generazione. La fabbrica è specializzata sia nel trattamento sterile di medicinali liquidi, sia nel confezionamento di prodotti terminati. Si tratta di uno degli impianti più tecnologicamente avanzati dell’azienda statunitense, capace di completare il processo di finalizzazione delle medicine in appena 48 ore.

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