Cos’è la robotica collaborativa e quali le prospettive: il caso Fanuc

Cobot in fabbrica

In gergo tecnico sono chiamati cobot, crasi tra i termini inglesi “collaborative” e “Robot”. In italiano vengono invece chiamati robot collaborativi. Anche se sconosciuti al grande pubblico, i cobot rappresentano l’esempio più avanzato di automazione industriale. Almeno fino a oggi. Si tratta dell’ultimo step evolutivo che l’industria 4.0 ha compiuto in ambito industriale e produttivo e foriero di grandi promesse e di innumerevoli novità.

Esattamente, però, cosa sono i cobot e perché sono così importanti? E come potranno essere integrati all’interno di una realtà produttiva già avviata? Scopriamo la risposta a queste domande partendo da un caso pratico: quello di Fanuc, uno dei colossi mondiali dell’automazione industriale e, in particolare, dello sviluppo della robotica collaborativa.

Cosa sono i cobot: caratteristiche e vantaggi

Fino a una decina di anni fa, quando iniziarono a fare il loro ingresso in fabbrica, i cobot erano guardati con scetticismo e, inutile negarlo, con un pizzico di timore. Sentimenti dettati dalla paura che questi automi avrebbero potuto ben presto rimpiazzare ed estromettere da qualunque impianto produttivo gli operai in carne e ossa. Oggi, invece, i cobot sono visti come uno dei migliori esempi di collaborazione e cooperazione tra uomo e macchina, tanto all’interno dell’ambiente industriale quanto al di fuori.

I cobot, oltre a scambiare informazioni tra di loro sfruttando gli algoritmi, le tecnologie e le infrastrutture comunicative alla base dell’industria 4.0, riescono ad agire (e interagire) alla perfezione anche con l’ambiente che li circonda e con le persone che si trovano all’interno dell’impianto produttivo. Come si legge nel primo brevetto relativo a questa tecnologia e risalente al 1999, la definizione di robot collaborativo è “un apparato e metodo per l’integrazione diretta tra una persona e un manipolatore generico controllato da un computer”.

Robot collaborativi all’interno di una fabbrica

I vantaggi di questa tecnologia sono immediatamente evidenti. Sfruttando gli algoritmi e le tecnologie dell’industria 4.0, i cobot consentono di automatizzare l’intero processo produttivo all’interno di una fabbrica. Gli algoritmi di intelligenza artificiale, e il continuo scambio di informazioni con gli altri cobot e le persone all’interno dell’impianto produttivo, “guidano” i robot all’interno della fabbrica e permettono di aggirare ostacoli o seguire “strade alternative” a quelle routinarie.

Cobot: sfide e prospettive

Nonostante già oggi i cobot abbiano raggiunto un livello evolutivo piuttosto avanzato, il settore sta compiendo tutt’oggi notevoli passi in avanti. In particolare, gli scienziati e gli ingegneri sono impegnati nella ricerca di sistemi che consentano di affinare ulteriormente la manualità dei robot e di renderli ancora più autonomi di quanto oggi lo siano.

Fondamentale, in questa ottica, l’utilizzo di processori più potenti e l’utilizzo di sistemi di visione integrata, che permetteranno ai cobot di elaborare algoritmi di intelligenza artificiale ancora più complessi e di essere completamente autonomi negli spostamenti all’interno della fabbrica.

I cobot, poi, svolgono un ruolo fondamentale nell’universo produttivo post-Covid. Il loro elevato grado di autonomia consente di poterli controllare anche a distanza, evitando che le persone debbano viaggiare per recarsi in fabbrica, mettendo così a rischio la loro salute e incolumità.

Robotica collaborativa: il caso Fanuc

Tra la miriade di aziende e centri di ricerca impegnati in questo settore, Fanuc è una delle realtà che propone le soluzioni di robotica collaborativa più avanzate e versatili. I cobot Fanuc si adattano ai compiti più vari, possono essere facilmente integrati all’interno di un’infrastruttura già operativa senza richiedere grandi interventi, permettendo così di automatizzare i processi produttivi in un lasso di tempo relativamente breve. Sono specializzati in compiti noiosi e ripetitivi, a basso valore aggiunto: gli operai possono così essere dedicati a operazioni più “remunerative”, consentendo all’azienda di abbatterne i costi dell’intero processo produttivo e ottimizzarne lo svolgimento.

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